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Folklore - La Pizzica

 
  • La Pizzica Salentina
 

La cultura popolare salentina racchiude la storia di un popolo che conduceva una vita semplice, piena di sofferenze, riuscendo a trarre soddisfazione anche dalle situazioni più misere, grazie a una forte fiducia nella Provvidenza. Dalla vita agreste trae origine naturalmente anche il mistero della taranta, animale mitologico. Anticamente si pensava che nei campi di grano si annidasse un pericoloso aracnide comunemente chiamato tarantola (o taranta nel Salento). Durante il periodo della mietitura, le gambe delle mietitrici raccoglitrici di grano erano dunque esposte al morso velenoso di questo fantomatico animale. Dopo un periodo di rimozione della pizzica, sentita come elemento di arretratezza culturale e per questo relegata agli strati più emarginati della società, a partire dagli anni '70 il genere musicale fu riscoperto ed attualmente è una delle musiche più gradite e ballate dai giovani, quasi una bandiera per il Salento nonchè un legame culturale con altre aree dell'Italia Meridionale interessate da fenomeni musicali simili. Ai giorni nostri sopravvivono tre forme di Pizziche di una volta: La pizzica Tarantata, la pizzica de core e la pizzica delle spade.
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  • Pizzica Tarantata
 

E' una danza terapeutica individuale o collettiva che prende origine dall'antichissimo rito di guarigione dei tarantati e dal loro pellegrinaggio del 29 giugno presso la Cappella di San Paolo a Galatina. Il ballo della Pizzica Tarantata si suddivideva di solito in tre fasi: prima la donna si trascinava al suolo e batteva mani e piedi al ritmo della pizzica; poi si alzava, saltellava e danzava disegnando ampie figure con le braccia, con l'aiuto di un fazzolettone colorato; alla fine cominciava a barcollare fino a crollare al suolo esausta.
L'esorcismo poteva avvenire nella pubblica piazza o in casa, e alla ragazza "pizzicata" si univano spesso altri uomini e donne ad accompagnarne la danza smaniosa.
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  • Pizzica de Core
 

La pizzica de core rappresenta i sentimenti d'amore, erotismo e passione nel rito di corteggiamento tra un uomo e una donna. Alcune cronache del XIX sec. descrivono questa danza sfrenata, variante della pizzica tarantata: una donna balla al ritmo frenetico dei tamburelli e violini sventolando un fazzoletto rosso, il colore della passione, con il quale invita a ballare colui che il capriccio le indica. Stanca di questo compagno, ne invita un altro e un altro ancora a suo piacimento, donando il fazzoletto solo a colui che sarà stato in grado di rapirle il cuore assecondando ogni suo desiderio, ogni sua fantasia.
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  • Danza a Scherma o delle Spade
 

Questa originale forma di danza deriva quasi certamente dai duelli rusticani, che si tenevano quando l'onore e l'orgoglio erano stati feriti e messi in discussione, quando le faide tra famiglie insanguinavano i paesi, ma si tenevano anche in occasione di fiere e mercati. Furono molto probabilmente gli zingari, quando gestivano il mercato del bestiame, ad innestare sul ritmo della pizzica questa sorta di danza-scherma che, combattuta in origine con armi affilatissime, ha poi perso il suo carattere sanguinario e violento e i coltelli sono stati sostituiti dal dito indice e dal dito medio protesi come una lama. I movimenti di questa danza simulano proprio un duello con tanto di provocazioni e attacchi, affondi e difese. La danza delle spade si può ammirare dal tramonto del 15 agosto all'alba del 16 di fronte al santuario di San Rocco a Torrepaduli, frazione di Ruffano. Attorno ai duellanti, la gente un tempo inorridita è stata sostituita da turisti e curiosi che danzano, cantano, battono le mani e, all'occasione, si sfidano all'ultimo…ballo.
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  • La Pizzica al giorno d'oggi
 


I giovani di oggi non sono posseduti da niente e da nessuno  si radunano a centinaia, prendono tamburelli e vino, ballano, cantano e cercano di entrare in una trance dove non c'è malattia e non ci si sente malati. Non si ha paura di essere visti, anzi considerano saper fare questa cosa un privilegio che gli dà il rapporto più vivo con le loro radici, mostrano con orgoglio i calli e le ferite procuratesi con l'uso prolungato del tamburello e fanno propaganda del loro vissuto. La cultura che c'è dietro questi fenomeni è completamente diversa da quella di possessione perché non è considerata una malattia, non va curata, non c'è da vergognarsi, al contrario, con la diffusione di questo fenomeno in tutta italia e non solo, molti giovani che magari vivono lontani dalla loro terra natia per studio o lavoro, o che comunque sono stati "contagiati" dalla pizzica si radunano numerosi ovunque si trovino non solo per ballare e cantare, ma anche per arricchire e valorizzare il loro bagaglio culturale.

Non occorre essere Salentini per amare la Pizzica, basta "vivere" il salento, che non è più solo un punto della cartina bensì uno stile di vita!

 
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